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Definire un Impression Management efficace e autentico: l' aspetto visivo

Lo scopo di comprendere le dinamiche esistenti alla base dell’impressione che suscitiamo negli altri è di fare scelte che ci consentano di ottenere il massimo beneficio.

Simili e appartenenti al concetto di Personal Branding, le strategie di Impression Management si riferiscono al processo mediante il quale gli individui cercano di controllare le impressioni che creano in funzione di una immagine desiderata.

A causa della caratteristica del “controllo”, che sembrerebbe portare a una forzatura o a un livello di inautenticità del proprio stile comunicativo, alcuni ricercatori criticano la strategia. Per questo è importante sottolineare come restare autentici in ogni tipo di relazione interpersonale sia la soluzione che rende possibile interagire in modo meno stressante, rendendo al contrario questo requisito un incentivo in grado di aumentare la consapevolezza personale e l’efficacia del risultato. Essere autentici è infatti fondamentale per una impressione efficace.

L’impressione complessiva che diamo agli altri è generata da diversi elementi tra cui caratteristiche fisiche, scelta dell’abbigliamento, cura personale, linguaggio del corpo, personalità, espressioni del viso, postura, scelta delle parole utilizzate e modo di comportarsi. Si tratta di mettere in pratica una gestione proattiva e sincera dell’impressione da creare, o degli effetti, partendo dall’identità personale e dalla consapevolezza di sé, attivata tramite la dimostrazione delle caratteristiche personali che l’interlocutore, l’obiettivo e il contesto richiedono.

L’informazione di maggiore impatto e immediatezza visiva relativamente all’impressione è data dall’abbigliamento e dalla cura personale (grooming). Questi due aspetti sono da noi controllabili e questo significa che abbiamo la possibilità di avere il controllo sulla maggior parte delle informazioni percepite. Essi consentono inoltre di portare a nostro vantaggio il c.d. “Effetto Alone”, uno tra i bias visivi più comuni, che consiste nel giudicare positivamente o negativamente le caratteristiche di una persona (competenza o intelligenza, per esempio) come conseguenza di un giudizio positivo o negativo di un’altra caratteristica (abbigliamento). Inducendo un pregiudizio positivo, si inizia la comunicazione interpersonale in modo aperto e generando una attitudine positiva nei nostri confronti.

I criteri con cui affrontiamo le scelte di ogni giorno, spesso a livello inconscio, per raggiungere gli obiettivi e per sentirci a proprio agio per la situazione (aspetto quest’ultimo che ha la capacità di aumentare l’autostima), hanno sempre le stesse finalità: scegliamo vestiti con caratteristiche che contribuiscono a creare una sensazione di unione con altre persone e al tempo stesso permettono di distinguersi e di controllare le emozioni e le impressioni degli altri. 

E’ interessante il fatto che questi effetti, che vogliamo indurre negli altri, sono stati già prodotti nella nostra mente attraverso la percezione di noi stessi, o percezione del sé, nel momento in cui stavamo decidendo cosa scegliere e ci stavamo immaginando con gli indumenti addosso. Infatti la Teoria della percezione di sé afferma che ogni variabile, come l’aspetto o l’abbigliamento indossato, che influisce sulle percezioni degli altri può anche influire sulle percezioni relative a sé stessi. Questo è un ottimo spunto per la consapevolezza dell’effetto complessivo, sugli altri e su di noi.

COSA LE PERSONE  GUARDANO

I vestiti sono un complesso sistema di comunicazione. In particolare i due aspetti che vengono maggiormente compresi sono:

  • Ricchezza dell’aspetto, intesa come tipo di abito, colori indossati, cura dei dettagli e armonia dell’insieme e quindi lo stile, la moda e l’attrattiva dell’abbigliamento. Lo status. Anche minori modifiche allo stile e ai dettagli dei capi influiscono in modo significativo sulle inferenze sulla personalità dell’individuo. Inoltre, è stato riscontrato che le inferenze sono influenzate anche da aspetti specifici dell’aspetto come calvizie, tipologia corporea, barba, make up, occhiali da vista, gioielli per il viso, profumi e tatuaggi. La situazione, la condizione sociale, il reddito e la percezione del sé dell’osservatore influiscono sull’impressione che questo riceve.
  • Vestibilità, una caratteristica percepita quasi immediatamente e che, per esempio, incide molto sulla credibilità professionale.

COSA LE PERSONE DEDUCONO

L’abbigliamento influenza le percezioni degli altri in relazione soprattutto alle caratteristiche di competenza, potere e intelligenza, seguite da carattere, socialità e umore.

I giudizi che riguardano il livello di educazione, il tipo di professione, lo stato socioeconomico e i valori personali (intesi come conformità o non conformità) sono influenzati dalle scelte di abbigliamento. Per esempio, è stato dimostrato (Gifford e Wilkinson, 1985) che il livello di formalità mostrato nei colloqui di lavoro influenza le impressioni dell’intervistatore relativamente alle competenze sociali del candidato e alle sue motivazioni verso il lavoro offerto. 

Una valida tattica è quella della somiglianza. Sebbene sia facile formare impressioni generiche sulle persone, la somiglianza creerà una visione più positiva e personale. La probabilità di risultare attraenti o interessanti é maggiore rispetto a quando esistono diverse differenze tra le persone.

COSA FARE

Non possiamo conoscere esattamente quale caratteristica l’interlocutore osserverà, ma possiamo utilizzare le informazioni che abbiamo.

  • Ogni tipo di interlocutore e contesto possono richiedere un tipo di comunicazione diversa e diversi livelli di formalità e di comportamento. Teniamo conto di queste osservazioni essendo consapevoli del nostro ruolo e posizione sociale per esprimerci in linea con questi. Quando invece conosciamo bene gli interlocutori, abbiamo maggiore sicurezza nel valorizzare ciò che intendiamo mettere in luce in base al nostro stile comunicativo e alle caratteristiche di questi.
  • Se richiesta, vestire con un livello di formalità uguale o superiore al destinatario, a seconda dell’obiettivo. Ognuno mette il proprio significato in ciò che vede. La formalità lascia un minor spazio alla soggettività e a possibili mismatching. Che lo stile personale, anche scegliendo la strategia dell’understatement, sia impeccabile anche in termini di appropriatezza sulla persona.
  • Optare sempre per uno stile attuale (la moda è un concetto diverso, applicabile a seconda dei casi). Lo stile attuale viene valutato in modo più accurato perché riconoscibile, grazie ai media e alle riviste. Risulta socialmente apprezzato e genera inferenze positive sull’attenzione della persona a diversi elementi.
  • Definiamo degli standard personali elevati nell’abbigliamento. Quando una immagine ha standard elevati, viene proiettato un chiaro messaggio di qualità, responsabilità, successo e una maggiore sicurezza di sé.

Considerando che la credibilità di ciò che le persone osservano è data dall’effetto dell’insieme o congruenza, l’abbigliamento non può essere valutato distintamente, perché esso è conseguenza e causa di diverse interrelazioni all’interno del nostro sistema percettivo.

Indossando dei capi con caratteristiche che impattano sulla concezione di sé stessi, viene influenzato lo stato emotivo, così come (e di conseguenza) i livelli di performance professionale o sportiva.

Bisogna quindi parlare di altri elementi, tra cui anche il linguaggio del corpo e lo stato emotivo. Il criterio di scelta fondamentale quando si decide quale impressione offrire ha a che fare infatti con uno o più codici.

Prima parte

ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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  • Jones, Edward E., and Thane S. Pittman. “Toward a general theory of strategic self-presentation.” Psychological perspectives on the self 1.1 (1982): 231 – 262.
  • Thompson-Whiteside, Helen, Sarah Turnbull, and Liza Howe-Walsh. “Developing an authentic personal brand using impression management behaviours.” Qualitative Market Research: An International Journal (2018).

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